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Insigne Collegiata di San Giovanni Battista

La Collegiata di Casei Gerola rappresenta un unicum nel panorama architettonico dell’Oltrepo Pavese: l’edificio rappresenta un esempio di gotico lombardo, stile che si manifesta nelle terre lombarde tra la metà del XII secolo e la metà del XV secolo.
Il tramonto dell’egemonia dei Visconti segna uno spartiacque e a cambiare non fu solo il governo, ma anche lo stile.
La vicinanza e i continui collegamenti con la città di Milano, divenuta capitale durante il periodo ducale, influiscono sulla piccola comunità di Casei Gerola.
Interessante è la fusione di stili della chiesa, perché pur essendo classificabile come gotico, l’edificio presenta quella robustezza delle masse murarie più assimilabile allo stile romanico.

La Chiesa, divenuta Parrocchia nel 1573 andando a sostituirsi alla Pieve di San Martino che si trovava fuori le mura — distrutta poi dai francesi in epoca più tarda — sorge sulle antiche terme romane che come norma furono riconvertite in battistero (dal latino baptisma, la vasca del frigidarium delle terme romane).
La pianta è basilicale priva di transetto, quindi si sviluppa longitudinalmente in tre navate con quattro campate. La leggerissima differenza di altezza tra la navata centrale e quelle laterali rende omogenea la visione d’insieme dell’ambiente.
L’armonia dell’ambiente è data da tutto l’insieme ben rapportato: oltre all’esiguo dislivello tra le navate, anche le campate si presentano quadrate – quelle della navata centrale – e rettangolari quelle delle navate laterali. Anche la luce naturale diffusa in maniera omogenea dalle monofore a sesto acuto laterali e dal rosone
Alla navata centrale corrisponde l’abside, anch’esso di pianta rettangolare.
Sebbene l’edificio così come lo si può ammirare ora risalga al 1300, al suo interno fanno eccezione il presbiterio e l’altar maggiore di origini barocche.

Di notevole pregio è la Cappella Bottigella quattrocentesca con il ciclo di affreschi attribuito da Vittorio Sgarbi a Vincenzo Foppa, il pittore più ammirato del Rinascimento lombardo prima della comparsa di Leonardo da Vinci sulla scena artistica italiana. La Cappella è a pianta rettangolare, presenta una volta a crociera unica e sul fondo  Nella Cappella è possibile ammirare anche un raro esemplare di polittico in terracotta policroma degli inizi del Cinquecento.

Dietro l’abside e l’altare si trova la Sala Capitolare, luogo adibito alla lettura della regola (da ire ad capitulum, “apprestarsi a leggere un capitolo della Sacre Scritture” — da qui l’espressione “avere voce in capitolo”).

Grazie ad un attento restauro sono tornati alla luce affreschi quattrocenteschi di matrice lombarda rappresentanti i Santi Agostino e Sebastiano, Santa Chiara e San Martino, i Santi Cristoforo e Stefano.

La committenza non è chiara, ma un indizio potrebbe essere lo stemma della Famiglia Trovamala di Sale e Castelnuovo.